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Approvazione piani di gestione dei sistemi di riutilizzo delle acque reflue recuperate



 Ultimo aggiornamento: 28-03-2018

Stato procedimento: In corso



CODICE UNIVOCO
Codice UnivocoSUS2947
TIPOLOGIA
Non definito
LIVELLO DI INTERAZIONE
Non definito
LIVELLO DI INFORMATIZZAZIONE
Non definito
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Cosa è?

Delibera della Giunta regionale n. 75/15 del 30/12/2008 - Direttiva regionale concernente "Misure di tutela quali-quantitativa delle risorse idriche tramite il riutilizzo delle acque reflue depurate"

Per gli impianti di depurazione o gruppi di impianti superiori a 2000 abitanti equivalenti il riutilizzo delle acque reflue recuperate è attuato su tutto il territorio regionale attraverso la predisposizione del Piano di Gestione del sistema di riutilizzo delle acque reflue recuperate.
Le presenti disposizioni relative ai Piani di Gestione non si applicano agli impianti di depurazione con una potenzialità inferiore a 2000 abitanti equivalenti e nel caso di riutilizzo industriale di acque reflue presso il medesimo stabilimento o consorzio industriale che le ha prodotte.
Per gli impianti prioritari di cui all’Allegato 1 alla direttiva regionale (DGR n. 75/15 del 30/12/2008) I soggetti responsabili (così come individuati ai sensi della Delibera della Giunta Regionale n. 52/26 del 23/12/2011) devono presentare, per la relativa approvazione, una copia del Piano di Gestione al Servizio tutela e gestione delle risorse idriche, vigilanza sui servizi idrici e gestione della siccità della Direzione generale dell'Agenzia del distretto idrografico e una copia alla Provincia territorialmente competente.
Entro i successivi tre mesi il Servizio esprime le proprie determinazioni, previa acquisizione del parere della Provincia territorialmente competente relativamente al Piano di Monitoraggio e Controllo, che costituisce un elaborato a corredo del Piano di Gestione, così come sopra indicato. In fase di istruttoria, qualora sia necessario per motivazioni legate alla multidisciplinarità delle problematiche in esame, si potrà procedere alla raccolta di pareri e nulla osta di altri soggetti competenti, procedendo, se del caso, a convocare un’apposita conferenza.
Sono fatte salve le normative del procedimento unico SUAPE di cui all’art.31 della L.R. n.24/2016 e quelle della L.n.241/90 in particolare sulle conferenze di servizi.
Per gli impianti non prioritari
I soggetti interessati dovranno comunicare il proprio intendimento all’effettuazione del riutilizzo.
La comunicazione deve essere accompagnata da una relazione di sintesi a firma di un tecnico abilitato, attestante la classe dimensionale dell’impianto di trattamento e descrivendone opportunamente le caratteristiche tecniche e le modalità operative.
Il Servizio procederà all’esame della comunicazione e stabilirà, entro tre mesi, a seconda della situazione specifica, i contenuti minimi del Piano di Gestione, tra quelli previsti all’art. 4 della direttiva regionale e sopra richiamati, ai fini della sua approvazione.
Una volta stabiliti i contenuti minimi del Piano di Gestione, i soggetti interessati devono presentare, per la relativa approvazione, una copia del Piano di Gestione al Servizio tutela e gestione delle risorse idriche, vigilanza sui servizi idrici e gestione della siccità della Direzione generale dell'Agenzia del distretto idrografico e una copia alla Provincia territorialmente competente.
Entro i successivi tre mesi il Servizio esprime le proprie determinazioni, previa acquisizione del parere della Provincia territorialmente competente relativamente al Piano di Monitoraggio e Controllo, che costituisce comunque un elaborato a corredo del Piano di Gestione. In fase di istruttoria, qualora sia necessario per motivazioni legate alla multidisciplinarità delle problematiche in esame, si potrà procedere alla raccolta di pareri e nulla osta di altri soggetti competenti, procedendo, se del caso, a convocare un’apposita conferenza.
Sono fatte salve le normative del procedimento unico SUAPE di cui all’art.31 della L.R. n.24/2016 e quelle della L.n.241/90 in particolare sulle conferenze di servizi.

- Ente di Governo dell’Ambito della Sardegna (EGAS);
- Gestore del Servizio idrico integrato;
- Gestore dei servizi idrici multisettoriali;
- Altri Gestori dei Servizi idrici;
- Comuni, Province e loro Consorzi;
- Consorzi di Bonifica;
- Consorzi industriali;
- Privati

Per gli impianti prioritari di cui all’Allegato 1 alla direttiva regionale (DGR n. 75/15 del 30/12/2008)
Il Piano di Gestione deve essere predisposto a cura del soggetto responsabile (così come individuati ai sensi della Delibera della Giunta Regionale
n. 52/26 del 23/12/2011) e dovrà riportare una dettagliata descrizione delle caratteristiche dell’intera filiera del riutilizzo.
In particolare il Piano di Gestione dovrà riportare i seguenti contenuti (art. 4 della direttiva regionale):
- i soggetti titolari per la gestione e il controllo delle diverse fasi della filiera del riutilizzo (trattamento, accumulo, distribuzione, utilizzo);
- le caratteristiche delle acque reflue prima del trattamento di recupero (dovranno essere allegate le analisi chimiche e batteriologiche degli ultimi
sei mesi che dimostrino il rispetto dei limiti qualitativi dello scarico indicati nel provvedimento autorizzativo dell’impianto di depurazione da cui
hanno origine i reflui utilizzati per l’affinamento);
- la verifica dell’idoneità del refluo grezzo all’affinamento per il riutilizzo, indicando l’eventuale presenza di elementi limitanti tali da impedirne
l’impiego in determinati contesti;
- la verifica che le acque da recuperare non derivino da cicli produttivi contenenti sostanze pericolose di cui all’art. 2 comma 1 lettera s) della
Direttiva Regionale recante disciplina degli scarichi approvata con DGR n. 69/25 del 10/12/2008;
- le caratteristiche dell’impianto di trattamento utilizzato per il recupero delle acque reflue;
- la portata delle acque trattate nell’impianto di recupero (misurazione della portata media giornaliera e delle portate medie mensili);
- le modalità di gestione dei sistemi di recupero e riutilizzo;
- il sistema di adduzione, distribuzione;
- il Piano di Monitoraggio e Controllo, ossia il sistema dei controlli sulle acque in uscita dall’impianto di recupero, distinguendo tra controlli di
conformità ed autocontrolli, nel rispetto di quanto previsto nell’Allegato 5, il sistema di controlli sulla rete di distribuzione, ed il monitoraggio di
verifica degli effetti ambientali, agronomici e pedologici del riutilizzo, individuando, inoltre, i soggetti preposti all’effettuazione dei controlli, le
modalità di registrazione dei controlli e le modalità di comunicazione dell’esito dei controlli;
- il conto economico degli investimenti e della gestione del sistema per il riutilizzo e l’analisi costi-benefici;
- il piano operativo di sicurezza e intervento per la gestione delle emergenze (es. fuori norma), che dovrà riportare:
a) Sistemi di controllo automatici e non dei fuori norma;
b) Sistemi di scarico e di stoccaggio d’emergenza;
c) Sistemi di blocco automatico e non della distribuzione;
d) Procedure e tempistiche di comunicazione e segnalazione dei fuori norma agli enti autorizzatori, ai gestori della rete e agli utenti interessati;
e) Sistemi di monitoraggio per la verifica della cessata emergenza;
f) Eventuali sistemi alternativi atti a garantire il soddisfacimento della domanda di risorsa nel caso di interruzione dell’erogazione delle acque
recuperate;
I suddetti contenuti dovranno inoltre essere integrati con ulteriori informazioni specifiche in relazione alla tipologia di riutilizzo prevista, ossia:
riutilizzo a fini irrigui, riutilizzo a fini ambientali, riutilizzo a fini ambientali.
Nei casi in cui è previsto il riutilizzo a fini irrigui si dovranno riportare anche le seguenti informazioni:
- elencazione delle fonti di approvvigionamento convenzionali di risorsa idrica destinata alle utenze irrigue;
- quantificazione dei fabbisogni di risorsa idrica delle utenze irrigue con indicazione dei livelli qualitativi necessari provenienti dal riuso di reflui
depurati e da fonti convenzionali;
- descrizione dettagliata delle infrastrutture di distribuzione, indicando l’eventuale presenza di rete duale per la distribuzione di acqua e le relative
caratteristiche qualitative;
- la delimitazione delle aree interessate da irrigazione con reflui depurati, riportando le informazioni sul titolo di possesso (proprietà pubbliche o
private) dove potranno essere utilizzati i reflui depurati descrivendo il relativo sistema di irrigazione tenendo conto delle indicazioni contenute nel
codice di buona pratica agricola;
- le indicazioni sulle destinazioni d'uso previste per le acque recuperate corredate da relazioni specialistiche redatte da tecnici competenti e dotati
di opportuna qualifica professionale in materia, o da Enti, Istituzioni e Agenzie Regionali competenti in materia, riportanti informazioni di dettaglio
e relative mappature riferite, per quanto di competenza, ai seguenti aspetti:
a) assetto pedogeomorfologico;
b) condizioni climatiche locali (regime termo-pluviometrico medio riferito all’ambito locale);
c) caratteristiche dell’idrologia delle acque superficiali;
d) caratteristiche dell’idrologia delle acque sotterranee, tramite l’individuazione il più possibile
e) precisa dell’estensione di eventuali acquiferi (superficie e potenza dell’acquifero) superficiali e profondi;
f) caratteristiche generali dell’ambiente recettore delle acque da riutilizzo;
g) caratteristiche delle colture presenti e relativi: idroesigenza, tempi e modalità di irrigazione;
h) indicazioni sulle possibili limitazioni d’uso del territorio e sulla suscettività di determinati terreni e/o colture all’irrigazione con acque aventi le
caratteristiche previste in tabella;
- indicazioni sull’eventualità di modificare alcuni valori limite dei parametri chimico fisici previsti in tabella in funzione delle caratteristiche specifiche
delle colture praticate o dei terreni irrigati, nonché sugli eventuali accorgimenti tecnici attuabili al fine di rendere tale refluo riutilizzabile;
- i sistemi adottati per compensare gli eventuali sbilanciamenti delle portate di recupero e di riutilizzo, ivi compresi invasi, accumuli, scarichi
alternativi o riutilizzi alternativi a quello irriguo, tecnicamente ed economicamente fattibili e possibilmente di facile e rapida attuazione.
Nei casi in cui è previsto il riutilizzo a fini ambientali si dovrà inoltre riportare una descrizione dettagliata del sito nel quale si intende effettuare
il riutilizzo ambientale, corredata da relazioni specialistiche redatte da tecnici competenti e dotati di opportuna qualifica professionale in materia, o
da Enti, Istituzioni e Agenzie Regionali competenti in materia, riportanti informazioni di dettaglio e relative mappature riferite, per quanto di
competenza, ai seguenti aspetti:
- assetto pedogeomorfologico;
- condizioni climatiche locali (regime termo-pluviometrico medio riferito all’ambito locale);
- caratteristiche dell’idrologia delle acque superficiali;
- caratteristiche dell’idrologia delle acque sotterranee, tramite l’individuazione il più possibile precisa dell’estensione di eventuali acquiferi (superficie
e potenza dell’acquifero) superficiali e profondi;
- caratteristiche generali dell’ambiente recettore delle acque trattate con riferimento alle componenti biologiche, alla sua idroesigenza e tempi e
modalità di apporto di acqua da riutilizzo;
- indicazioni sull’eventualità di modificare alcuni valori limite dei parametri chimico fisici, previsti nell’Allegato 2 alla presente direttiva, in funzione
delle caratteristiche specifiche del sito;
- formulazione e quantificazione degli obiettivi di qualità specifici che si intende perseguire attraverso l’attuazione del riutilizzo ambientale per il
corpo idrico interessato, in conformità con quanto previsto dal D.Lgs. 152 del 2006 e smi e dal Piano di Tutela delle Acque.
Nei casi in cui sia previsto il riutilizzo in ambito industriale si dovranno inoltre riportare le seguenti informazioni:
- elencazione delle utenze industriali idroesigenti interessate al riutilizzo dei reflui depurati e relativa attestazione di interesse al riutilizzo;
- elencazione delle fonti di approvvigionamento convenzionali di risorsa idrica destinata alle utenze industriali e quantificazione delle risorse
prelevate;
- quantificazione dei fabbisogni di risorsa delle utenze industriali provenienti dal riuso di reflui depurati e da fonti convenzionali, specificando
l’eventuale esigenza di livelli qualitativi più restrittivi rispetto a quanto previsto dal DM 185 del 2003;
- descrizione dettagliata delle infrastrutture di distribuzione, indicando l’eventuale presenza di rete duale per la distribuzione di acqua e le relative
caratteristiche qualitative.
Per gli impianti non prioritari
I soggetti interessati dovranno invece comunicare il proprio intendimento all’effettuazione del riutilizzo. La comunicazione deve essere accompagnata
da una relazione di sintesi a firma di un tecnico abilitato, attestante la classe dimensionale dell’impianto di trattamento e descrivendone
opportunamente le caratteristiche tecniche e le modalità operative. Il Servizio procederà all’esame della comunicazione e stabilirà di volta in volta,
a seconda della situazione specifica, i contenuti minimi del Piano di Gestione, tra quelli previsti all’art. 4 della direttiva regionale e sopra richiamati,
ai fini della sua approvazione.

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